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Fermatevi, vi prego

11 December, 2011 / 1 Comment on Fermatevi, vi prego

“Pochi tratti mostrano un uomo, e poche scelte ne narrano la vita.
Tutte riguardano l’amore.
Sempre.”

Con questa premessa nasce la raccolta Fermatevi, vi prego, ed è l’anima che muove i quattro racconti presenti.

Racconti che parlano di un amore violento e sporco, spesso sospeso tra mediocrità e normalità, vestito di odio e quasi irriconoscibile: un sentimento dopo il quale la vita dei protagonisti non sarà più la stessa.

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Giovanni XXIV – un semplice gesto d’amore e altri racconti

Il romanzo breve traccia la figura di un prete operaio, nominato cardinale per il suo impegno missionario in Africa e successivamente eletto papa. Sempre vissuto per scelta fra persone umili, si trova in contraso con la struttura di potere e le ricchezze della Chiesa.
Gli altri racconti sono brevi pennellate che fermano immagini di incontri significativi ed episodi autobiografici, evocando la potenza rivelatrice del quotidiano.

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Come materia cosmica

Questa raccolta di poesie è un viaggio cosmico nell’esistenza, in quella vissuta e in quella vista vivere. Un percorso sofferente ed estatico tra realtà dell’Io e visione dell’Universo.
Le tematiche cosmiche, sociali,autobiografiche e d’amore mostrano l’individuo in dialogo col Tutto nei sentimenti, ricordi, emozioni. Le varie fasi della vita, personale ed universale, si dilatano in uno spazio esteso in cui passato,presente e futuro si sovrappongono, si incalzano in una tensione continua.

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NECROPHYLIA

3 November, 2010 / No Comments on NECROPHYLIA

Necrophylia è un romanzo, duro, forte, cinico che farà traballare il lettore e lo lascerà nudo di fronte a se stesso, indifeso.
Protagonista è un ragazzo qualunque, infermiere in un obitorio. Senza un nome, senza un’identità ben definita potrebbe essere chiunque di noi. La sua perversione è, come si intuiva, quella del titolo.
Gli fa da contorno la figura della canuta nonnina, una pluriottantenne con un debito infinito con la vita che adotta metodi a dir poco strampalati per affermare la propria esistenza. Due vite al limite eppure così dannatamente vicine a quello che tutti gli uomini si portano dentro.
Questa due caricature viventi, questi due scarabocchi esistenziali sono le figure principali attraverso le quali si snodano le vicende del romanzo. Un romanzo che ci vuole mostrare la reale vacuità delle nostre vite, l’insensatezza delle nostre azioni, l’inutilità dei nostri sforzi. Con un linguaggio secco, diretto, le pagine, una dietro l’altra, ci calano nell’incubo di una vita che, seppur continuamente rinnegata, continuamente odiata, non si ha mai il coraggio di rigettare completamente.
In una dimensione così cupa e senza scampo la morte sembra essere l’unico riparo, l’unica consolazione alle brutture che, ogni giorno, siamo costretti a subire.
I protagonisti e tutti i personaggi che fanno da contorno sembrano intrappolati, continuamente tirati verso il basso, in una morsa che trova l’unico sbocco nella negazione di sé e dell’altro da sé.
La parte centrale del romanzo metterà in discussione tutto. Le prospettive muteranno, il romanzo, che fino a quel momento suonava come un requiem, una marcia funebre, sembrerà intonare le note di un inno alla vita, eppure…
Il senso del grottesco permea queste pagine dall’inizio alla fine, la realtà è sempre sformata e nebulosa, i visi sono sempre indistinti e sfregiati. La vita e il dolore, la morte e la paura, Dio e l’uomo, la speranza e la consapevolezza.
Un romanzo sporco, cattivo che, senza lesinare sulle immagini forti, con la sua dose sempre alta di cinismo riesce ad essere, allo stesso tempo, dolce e malinconico.

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Solitari cacciatori i nostri cuori

Santo è un ragazzo che vive ai margini della società. La sua famiglia vive spacciando droga e la sua prima preoccupazione è la mera sopravvivenza. Durante una sfida con una band locale resta ucciso un suo amico del liceo Kete, che prima di morire gli fa promettere di imparare a suonare per lui uno strumento musicale per vincere la gara regionale per giovani musicisti; premio con cui doveva curare la madre malata di cancro. Santo si innamora della madre di Kete e prima di vincere per lei il concorso decide a cosa e a chi dovrà dedicare la sua vita. Il libro insegna come ad arrivare a realizzare un grande sogno.

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Piume

23 February, 2009 / No Comments on Piume

Pensieri, riflessioni, sentimenti, concetti privi di qualsiasi logica, infiniti come l’universo. Semplice successione di esercizi magici, unico tramite per un mondo che non esiste, ma che c’è sempre stato.

Della Visione e dell’Ombra

“Della visione e dell’ombra” di Pasquale Lucio Losavio, Lupo Editore, è una raccolta di poesie in quattro spazi tematici dedicati, con i toni dell’elegia, all’Ombra, allo Sguardo, ai Luoghi e all’Addio, che comprendono un viaggio attraverso il percorso umano e poetico dell’autore.
Aleggia, nel “pensiero poetante”, il tema della morte e del nichilismo, dell’amore e della nostalgia che non ha perso la speranza di un ritorno alle sponde amiche della Patria.
“Proviamo a leggere una strofa fra tutte, scelta a caso, come si conviene alla mia ermeneutica, essa dice: “La necessità ti fece parlare/ ma la libertà il silenzio t’impone…”.
Losavio si nega al mondo, nel momento in cui si apre, nel momento in cui…si dà vigorosamente secondo assi non cartesiani ma poetici.
Eppure, noi lettori, piuttosto che smarrirci in un discorso senza luogo né punti finali, ci sentiamo catapultati vicino a parole infuocate. Esse bruciano senza spaventarci. Si tratta di un fuoco atteso e consolatore. Si tratta di un richiamo a ricominciare a bruciare in grande stile.
Leopardi, Baudelaire, Borges, Pessoa, analogie e prossimità poetanti si fondono nella fornace dell’autore.”

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